Le 9 trappole dell’Assegno di Inclusione: se cadi in una di queste te lo tolgono subito

Perdere l’Assegno di Inclusione è più facile di quanto si possa pensare. Ci sono errori che l’INPS non perdona, scopriamo quali.

Gli obblighi per i percettori di Assegno di Inclusione sono numerosi. Basta un piccolo errore o dimenticanza per perdere il diritto alla prestazione e non poterla richiedere per un lungo periodo. Meglio sapere a cosa prestare attenzione.

Assegno di Inclusione, quali errori sono da evitare
Alto rischio di perdere l’Assegno di Inclusione (Stedo.it)

Come ogni misura anche l’Assegno di Inclusione è disciplinato da una rigida normativa. Il percettore che non ottempera agli obblighi vedrà decadere il diritto al beneficio e dovrà dire addio ai 500 euro mensili.

Attenzione alle regole dell’Assegno di Inclusione, si rischia di perdere soldi

Il primo errore di molti è stato quello di non sottoscrivere subito il Patto di Attivazione Digitale. La sola domanda, infatti, non è sufficiente per ricevere l’AdI soddisfacendo ogni requisito.

La firma del PAD fa scattare i versamenti. In molti non lo sapevano e sono rimasti ad aspettare mesi la prima ricarica che ricordiamo avviene sulla Carta di Inclusione che si ritira presso un Ufficio Postale dopo essere stati avvisati dal Comune di residenza della possibilità di ritirarla. Una volta ottenuta la prima erogazione non bisogna illudersi che sia finita qui. Ci sono altri obblighi che non possono essere ignorati o si perderà l’Assegno di Inclusione.

Assegno di Inclusione, quando si perde
Le trappole dell’Assegno di inclusione (Stedo.it)

Il percettore ha l’obbligo di presentarsi entro 120 giorni dall’invio dell’elenco dei nominativi da parte dell’INPS al Comune presso i Servizi Sociali. Non attendete la convocazione, potrebbe non arrivare in tempo. Fissate in autonomia un appuntamento o l’AdI sparirà. Poi bisognerà rispondere alle convocazioni successive (circa ogni 90 giorni) e accettare la prima offerta di lavoro congrua.

Il beneficio decade se un componente del nucleo non sottoscrive il Patto di Inclusione con i servizi sociali o il Patto di servizio personalizzato con i servizi per il lavoro. Stop all’AdI anche non partecipando alle iniziative formative, di riqualificazione o al percorso di istruzione degli adulti che devono adempiere all’obbligo di istruzione. Solo un giustificato motivo potrebbe evitare di far perdere il diritto alla prestazione. In caso di sospensione si dovranno attendere 6 mesi prima di inoltrare nuovamente domanda.

In caso di lavoro subordinato il reddito dovrà rimanere entro i 3 mila euro e bisognerà inviare il modello Adi-Com (anche in caso di lavoro autonomo). Il lavoro in nero naturalmente farà decadere subito la misura così come una variazione dei requisiti non dichiarata o il venire meno dei requisiti reddituali e patrimoniali. Ogni variazione economica deve essere indicata entro 15 giorni o sarà addio ai soldi mentre quella del nucleo entro 1 mese dell’evento.

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