Altri scritti

Di Pavese restano molti scritti che si possono definire poetici per i loro contenuti. Tralasciando i racconti e i romanzi, la produzione letteraria di questo autore si può ritrovare anche in molte lettere, nei suoi quaderni e in note a margine dei suoi lavori.

Una splendida opera di ricerca effettuata da Davide Lajolo nel libro "Il vizio assurdo", ci fa capire i sentimenti dello scrittore piemontese, soprattutto nell'ultimo periodo della sua vita quando era ormai distrutto dal suo male interiore.

Questi scritti provengono, per la quasi totalità, dai quaderni di Pavese, ritrovati dopo la sua morte.

"Ti vai prosciugando - Qualcosa si chiude - Succede di notte, quando comincio ad assopirmi... mi risucchia come un gorgo, in cui mi crolla il cervello e crolla il mondo. Mi riprendo a denti stretti, ma se un giorno non ce la faccio a riprendermi?"

"Non ci si uccide per amore di una donna. Ci si uccide perché un amore, ci rivela nella nostra nudità, miseria, inermità, nulla."

"E' cominciata la cadenza del soffrire. Ogni sera all'imbrunire, stretta al cuore, fino a notte."

"Il gesto - il gesto - non deve essere una vendetta... Adesso il dolore invade anche il mattino... Contemplo la mia impotenza, la sento nelle ossa. Mi sono impegnato nella responsabilità politica che mi schiaccia. La risposta è una sola: suicidio."

"Perché morire? I suicidi sono omicidi timidi. Masochismo invece che sadismo. Non ho più nulla da chiedere"

Per chiudere con le sue ultime parole:

"Tutto questo fa schifo. Non parole. Un gesto. Non scriverò più."

"Perdono tutti e a tutti chiedo perdono. Va bene? Non fate troppi pettegolezzi."


Cesare Pavese

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