Terza lettera

Cari vecchi,

una volta ancora sento i miei talloni contro il costato di Ronzinante: mi rimetto in cammino col mio scudo al braccio.

Sono passati quasi dieci anni da quando vi scrissi un'altra lettera di commiato. A quanto ricordo, mi lamentavo di non essere un miglior soldato e un miglior medico; la seconda cosa ormai non mi interessa, come soldato non sono tanto male.

Nulla è cambiato essenzialmente, salvo il fatto che sono molto più cosciente, il mio marxismo si è radicato e depurato. Credo nella lotta armata come unica soluzione per i popoli che lottano per liberarsi, e sono coerente con quello che credo. Molti mi diranno avventuriero, e lo sono; soltanto che lo sono di un tipo differente: di quelli che rischiano la pellaccia per dimostrare le loro verità.

Può darsi che questa sia l'ultima volta, la definiva. Non lo cerco, ma rientra nel calcolo logico delle probabilità. Se così fosse, eccovi un ultimo abbraccio.

Vi ho molto amati, ma non ho saputo esprimere il mio; sono nelle mie azioni estremamente drastico, e credo che avolte non abbiate capito. Non era facile capirmi, d'altra parte: credetemi almeno oggi.

Ora, una volontà che ho educato con amore d'artista, sosterrà due gambe molli e due polmoni stanchi. Riuscirò.

Ricordatevi, ogni tanto, di questo piccolo condottiero del secolo XX. un bacio a Celia, a Roberto, a Juan Martin e a Pototin, a Beatriz, a tutti. A voi un grande abbraccio di figliol prodigo e ostinato

Ernesto


Ernesto "Che" Guevara

 

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