Cambia la città, si trasforma il quartiere e in questo mare mutante
navighiamo a vista tutti i giorni, rischiando spesso il naufragio.
Perché “quello che colpisce di più nei cambiamenti è la loro
straordinaria accelerazione”. L’ha detto il sociologo Paolo
Arvati - docente di Statistica Sociale, già responsabile dell’Ufficio
Statistica del Comune e autore di numerosissime pubblicazioni sull’argomento
- e ha focalizzato il pensiero dei sampierdarenesi.
di Silvia Stefani
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San Pier d’Arena per me è l’uomo
che arrivava sotto casa col carretto del ghiaccio, in un tempo
antico, ancora vietato ai frigoriferi. Ma è anche quel simpatico
"gobbetto" che in via Cantore, all’angolo con via
Carzino, vendeva sacchetti di caldarroste nei mesi più freddi.
Rimembranze nitide, più forti del tempo che passa veloce e
procurano nostalgia di quella giovinezza nella delegazione. Ho
ancora in un cassetto la foto che mi ritrae a due anni, tenuto
stretto dal papà, sull’elicoidale e, sullo sfondo, il monte di
San Benigno, che ora non esiste più.
di Pierluigi Gambino
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I mese scorso, ho iniziato un escursus
della nostra spiaggia: era un qualcosa che qualificava prima il
borgo e dopo la città di San Pier d’Arena; la cui scomparsa ci ha
relegato in un anonimo insieme di Unità Urbanistiche, asettiche,
prive di personalità, arida periferia figlia di n.n.; come se per
ciascuno che legge queste righe, dall’alto fosse stato deciso che
non ha più un nome, una famiglia, una tradizione culturale
personale: un numero, senza "identità"..
di Ezio Baglini
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