I Doria nel XIII secolo

All’ascesa del soglio papale da parte di Innocenzo IV Fieschi – avvenuta il 25 giugno 1243 – fu indetta la settima crociata con base a Genova: per la città si prospettarono nuovi stimoli all’armamento e al traffico.

In questo clima i Doria parteciparono all’operosa attività cittadina e i documenti attestano come alcuni esponenti della famiglia armarono una grande nave chiamata “Paradiso” per il re di Francia. Queste imprese riuscirono a risollevare le sorti finanziarie della famiglia, che aveva visto decadere Manuele a commerciante di pelli di lupo e Percivalle, il poeta, costretto ad impegnare preziosi libri per potersi mantenere.

L’improvvisa notizia della perdita di Acri, conquistata dai veneziani, risvegliò i genovesi e li fece decidere, dopo un primo momento di costernazione, ad agire per riconquistare il prestigio marittimo nel Mediterraneo. In questa situazione i Doria, per la tradizione che li legava ai successi della città, rappresentarono la fiducia della riscossa: a loro, con illimitata fede, si rivolsero i vecchi marinai ed i commercianti.

Per vincere Venezia, alleata di Pisa, che tendeva ad espandersi, fu inviato in Grecia Nicolò Doria, il quale, con Michele Paleologo, firmò il trattato di Ninfeo a suggello di un’alleanza offensiva e difensiva a danno dei veneziani, alla quale fece seguito la vittoria di Costantinopoli.

Ansaldo Doria, fratello di Pietro, con il grado di ammiraglio, dopo la vittoria portò a Genova le pietre del palazzo veneziano di Costantinopoli demolito dai genovesi. Le pietre vennero murate nel palazzo – l’attuale parte medievale di Palazzo San Giorgio – che Guglielmo Boccanegra fece edificare, secondo quanto generalmente si ritiene, da frate Oliverio.

Durante il XIII secolo si distinsero i numerosi rappresentanti della famiglia, qui di seguito elencati.

Percivalle Doria, fu poeta provenzale e cantò d’amore e di politica. Nel 1255 venne nominato vicario generale del Re Manfredi per la marca di Ancona e il ducato di Spoleto; a settant’anni corse in aiuto di Manfredi contro Carlo d’Angiò e nei pressi di Orvieto, a capo di un nerbo di cavalleria, guadando il fiume Neira, per salvare un soldato travolto dal torrente finì anch’egli annegato per il peso dell’armatura.

Branca Doria, figlio di Nicolò, fu ricordato da Dante nel canto XXXIII dell’Inferno. Divenne potente in Sardegna dopo aver ucciso, alla presenza del congiunto Barisone Doria, il suocero Michele Zanche, che gli aveva negato la cospicua dote della figlia Caterina. Acquistò molte terre dai Malaspina (1282) e vendette Cugliano alla Repubblica (1290).

Oberto Doria, (nell'immagine a destra) audace condottiero, conquistò e saccheggiò Canea nel 1266 portando a Genova le campane sottratte alla città in quell’occasione per donarle alla chiesa di San Matteo. Fu Capitano del Comune e del Popolo nel 1270; divenuto ammiraglio della Repubblica, vinse i Pisani alla Meloria (1284), facendo oltre novemila prigionieri tra i quali l’ammiraglio Morosini. Divenne signore della città di Calvi che, in seguito, cedette dietro compenso, alla Repubblica.

Simone II Doria fu poeta contemporaneo di Percivalle Doria. Compose una Tenzone con Lanfranco Cicala.

Jacopo Doria (1234-1305), archivista del Comune e annalista, continuatore del Caffaro dal 1280 al 1293. Fu anche podestà di Voltri e nel 1285 ambasciatore a Costantinopoli.

Tedesio Doria, nel 1292, partì alla ricerca dei fratelli Vivaldi – che avevano ideato nel 1291 un viaggio per raggiungere l’India circumnavigando l’Africa – giungendo fino alle Canarie dove l’impresa fallì.