Andrea D'Oria e il Barbarossa

Andrea D’Oria divenne un grande Ammiraglio agli ordini – se così si può dire, visto il suo spirito indipendente – dell’Imperatore Carlo V. Per lui fece numerose conquiste nel Mediterraneo, traendone notevoli vantaggi, e, soprattutto, intraprese molte battaglie contro il temibilissimo Khair Ad Din-Barbarossa, un rinnegato greco-albanese che nel 1516 aveva preso Algeri con altri centri nord africani.

Nel ’32 Andrea D’Oria, a capo di ventotto galee spagnole conquistava Corone, in Morea; ma la più grande azione contro il Barbarossa avveniva nel ’35, quando la Spagna e la Chiesa mettevano a disposizione di Andrea settantaquattro galee e navi minori, con ventimila uomini. Tunisi fu presa, ma Khair Ad Din riuscì a fuggire. Qualcuno insinuò che alla fuga del nemico non fosse estraneo l’ammiraglio genovese, il quale, in cambio, avrebbe avuto la promessa formale che i centri liguri non avrebbero più subito l’imperversare dei turchi. Ancora di accordi si parlò nel ’38, quando nelle acque di Prevesa, il 27 settembre, i turchi – manifestamente inferiori – si sottrassero alla battaglia contro una grande flotta ispano-veneto-pontificia, guidata dal D’Oria. Quando dal ’42 al ’45 i turchi saccheggiarono la costa italiana, la Liguria fu sempre risparmiata perché gli Ottomani erano alleati con i Francesi, e questi ancora non disperavano di portare Genova dalla loro parte. Altre perplessità sul comportamento dell’Ammiraglio ci furono quando, nel 1540, il nipote Giannettino catturò un altro famosissimo pirata, il temuto Dragut. Il mondo cristiano tirò un sospiro di sollievo, che ebbe però breve durata: poco dopo, infatti, Andrea lo rimetteva in libertà. Si seppe poi che aveva avuto in cambio 3.500 ducati e il territorio di Tabarca in Tunisia, dove in seguito si stabilì una colonia genovese, fiorentissima per la pesca del corallo.

Le grandi capacità navali del D’Oria si manifestarono appieno in quegli anni. La maggior prova, forse, la diede in una occasione sfortunata quando, nel ’41, una flotta di settantatre galee e trecento navi, al comando dell’Imperatore in persona, incappò davanti ad Algeri in una terribile tempesta. Soltanto l’esperienza e l’audacia dell’Ammiraglio riuscirono scongiurare un disastro di enormi proporzioni: gran parte dell’esercito e lo stesso Carlo V poterono salvarsi sulle navi superstiti.